La povertà educativa, una realtà rilevante e multidimensionale
Ultimamente si inizia a dare particolare attenzione alla povertà educativa, un aspetto che finora non aveva trovato molto spazio nella riflessione e di conseguenza anche nell’azione, ma che si sta delineando via via sempre più rilevante per una adeguata lettura della realtà. Sensibilità crescente che emerge anche dalla costituzione nel 2023, da parte dell’Istat, di una specifica Commissione scientifica interistituzionale per permettere un’analisi approfondita. Uno sguardo più ampio Negli anni è andato crescendo un approccio che partisse non solo dalla prospettiva della frequenza scolastica o del suo legame, pur stretto, con la povertà economica, ma che prendesse in considerazione una dimensione più ampia e globale. Ecco allora che la povertà educativa negli studi più recenti, sta prendendo il volto di una realtà sempre più complessa e articolata, tanto da giungere a definirla multidimensionale. Comprende, infatti, la frequenza scolastica e il livello di istruzione, ma si allarga a centri concentrici alle competenze di base che richiedono un continuo allenamento nella vita quotidiana, nel mondo del lavoro, del tempo libero, anche dopo l’uscita dagli istituti scolastici per giungere ad abbracciare l’ambito culturale, la formazione permanente e le sfere più personali di benessere emotivo, relazionale, sociale. Prova ne è che la più recente indagine Istat ha preso in considerazione numerosi fattori, esattamente sono stati analizzati 78 indicatori di cui 60 relativi alle risorse dei contesti familiare, scolastico, territoriale-sociale-culturale e 18 agli esiti in termini di competenze cognitive e competenze personali e sociali. Una rinnovata definizione di povertà educativa Ne emerge una rinnovata definizione di povertà educativa, intesa cioè come l’impossibilità per bambini e adolescenti di apprendere, sviluppare talenti e acquisire competenze. Non si tratta solo di mancanza di nozioni scolastiche o di reddito, ma di una deprivazione più ampia che include l’esclusione da esperienze culturali, sportive, relazionali, sociali fondamentali. La povertà educativa allora si può declinare, ad esempio, come: privazione di opportunità: mancato accesso a libri, sport, viaggi, teatro, internet, spazi di aggregazione sani; dispersione scolastica: intesa non solo come difficoltà nel completare il percorso di studi, non solo come abbandono scolastico, ma anche come dispersione implicita, di chi pur concludendo regolarmente la frequenza scolastica di fatto ne esce senza aver acquisito le adeguate competenze di base che permettono un inserimento nel mondo del lavoro e sociale e uno sviluppo futuro; divari digitali: anche in questo caso non limitato alla semplice mancanza di dispositivi tecnologici, ma anche delle capacità critiche necessarie per una navigazione e di un utilizzo costruttivo del mondo digitale; futuro precluso: accade quando il diritto di coltivare le proprie aspirazioni e talenti viene privato o compromesso… Solo alcuni esempi che aiutano a comprenderne l’ampiezza della questione e che stimolano una risposta attenta e globale. Una sfida multidimensionale Pur restando intrinsecamente forte il legame tra povertà materiale e povertà educativa, tanto da creare spesso un circolo vizioso non facile da interrompere, l’approfondimento dei nuovi volti della povertà educativa ha portato a riconoscerli anche in contesti non segnati da una mancanza di condizioni economiche adeguate, allargando così la platea di soggetti su cui è necessario porre attenzione e a cui indirizzare l’azione. Dai risultati dell’indagine Istat 2024 sono emersi fattori che finora erano rimasti sommersi, o per lo meno non messi in stretta correlazione con la povertà educativa, e che perciò non davano origine ad azioni concrete di contrasto. Alcuni dati, che troverai anche nei nostri social, ci aiutano a comprendere: Opportunità negate: ossia la mancanza di infrastrutture nel territorio. In Italia Il 50,8% dei minori vive in zone senza spazi verdi o parchi. Il 28,1% in zone con difficoltà di collegamento con mezzi pubblici. Per non parlare di penuria di spazi di accoglienza, di infrastrutture sportive, culturali, ecc. Questo non è da considerare come mero dato urbanistico, ma è da trattare come un dato con rilevanza pedagogica e culturale. Giovani senza amici: nonostante vivano in un’era di iperconnessione. In Italia il 13,7% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni dichiara di non avere amici con cui confidarsi. In un recente articolo abbiamo già visto altri dati riguardo la solitudine giovanile, e il loro sotteso bisogno di dialogo che spinge a confidarsi con dei chatbot piuttosto che con amici o figure adulti significative. Dati, questi, che fanno intravedere una fragilità relazionale delle giovani generazioni che non può essere trascurata, anche perché legata ad un altro fattore descritto di seguito. Sfiducia sistemica che porta all’isolamento. Un dato molto preoccupante emerso dall’indagine: il 78,1% dei giovani, in Italia, in un’età compresa tra i 14 e i 19 anni percepisce l’altro come una minaccia, anziché come una risorsa. Proprio in quella fase di crescita in cui l’apertura agli altri costituisce una caratteristica e un pilastro fondamentale si manifesta questa profonda sfiducia che erode la capacità di fare rete, di costruire comunità, e limita l’uscita dalla povertà educativa stessa. Conformismo imperante: la barriera invisibile creata dalla paura di dissentire. Non è irrilevante che in Italia il 14,1% dei giovani tema di esprimere idee diverse rispetto al gruppo, per paura di essere esclusi o di diventare vittime di gogna digitale (shaming). Il tacere per paura, il “conformarsi” al pensiero dei più… indebolisce il pensiero critico e priva della capacità di gestire in modo costruttivo le divergenze e i conflitti tra pari e con gli altri in generale. Identità e fallimento: un binomio pericoloso. Il 15,5% dei ragazzi teme che sbagliare significhi “non avere talento”, “non essere capaci”, “non essere all’altezza delle aspettative”… Inoltre, il 13% dei giovani vive un forte senso di insoddisfazione, di fallimento. La causa è da cercare in un clima generale che domina la nostra società performante, arrivista, dove si è passati dalla visione dell’errore come tappa di un percorso di crescita, di miglioramento, di apprendimento alla pericolosa visione dell’errore, della debolezza, del fallimento come “identità”. Il nostro impegno per contrastare la povertà educativa Questi dati ci confermano nell’impegno di promuovere uno sviluppo integrale attraverso le diverse attività di formazione extrascolastica che proponiamo ad adolescenti e giovani, in sinergia con l’ente fondatore CMT-Comunità Missionaria della Trinità e…


