La povertà educativa non tocca solo le giovani generazioni

A inizio mese abbiamo raccontato come la povertà educativa stia diventando un tema sempre più rilevante che tocca la vita delle giovani generazioni su più livelli e dimensioni, superando così la visione limitata al fattore economico e di frequenza scolastica. Oggi vorremmo fermare l’attenzione su un altro volto della povertà educativa e comprendere come questo fenomeno non riguardi solo bambini, adolescenti e giovani, ma anche il mondo degli adulti. In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una progressiva perdita dei pilastri educativi di riferimento, il mondo degli adulti, sempre di più,  fatica a porgersi in modo significativo per le nuove generazioni. In parte questo può essere causato dalle rapide trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche, da una distanza generazionale percepita in modo sempre più accentuato, ma non solo.   L’alfabetizzazione non basta Se è vero che nel mondo ormai il tasso globale di alfabetizzazione raggiunge l’86,3% (fonte UNESCO) e in Italia l’analfabetismo sia un fenomeno marginale che riguarda meno del 1% della popolazione, secondo i recenti dati OCSE siamo dinnanzi ad una nuova criticità che colpisce in modo trasversale tutti i Paesi, non solo quelli più poveri, ma anche quelli industrializzati. Così, come avvenuto per il mondo giovanile, ci si è forse preoccupati che tutti avessero accesso alla scuola, ma senza considerare fino in fondo la qualità, la globalità della formazione, le competenze per la vita. Paradossalmente un “analfabeta” di ieri aveva più competenze per affrontare il quotidiano di un “alfabetizzato” di oggi, era un punto di riferimento di saggezza, di conoscenze, ecc. Ci si è preoccupati dei numeri e sempre meno delle persone, del loro futuro, della loro vita reale, della loro formazione permanente, soprattutto in relazione ai cambiamenti sempre più rapidi e radicali.   La nuova criticità: l’analfabetismo funzionale Oggi in Italia, circa il 35% della popolazione adulta (tra i 24 e i 65 anni) è considerata in una condizione di analfabetismo funzionale, superando la media dei Paesi OCSE che si attesta intorno al 26-27%.  Questo significa che oltre un terzo degli italiani sa leggere e scrivere  e far di conto in teoria, ma non sa usare queste capacità nella vita di tutti i giorni. Possiamo evidenziare sinteticamente, e senza la pretesa di essere esaurienti, alcune caratteristiche dell’analfabetismo funzionale: Lettura: difficoltà a comprendere testi complessi o a rilevare l’ironia di un testo. Pensiero critico: si fatica a riconoscere se una notizia è falsa o vera, se è manipolata, strumentalizzata o meno. Problemi pratici: difficoltà ad utilizzare quanto appreso per risolvere i problemi reali di tutti i giorni, dalla comprensione di un contratto di lavoro, a quella di una bolletta o del foglietto di un medicinale, oppure a verificare se uno sconto in negozio è reale o solo apparente, ecc. Tecnologia: difficoltà nell’utilizzo degli strumenti informatici. Comprensione della realtà: conoscenza superficiale degli eventi storici, politici, scientifici, sociali ed economici unita ad una crescente mancanza di memoria storica. Fissismo: attaccamento eccessivo alle proprie abitudini, alle proprie convinzioni e idee, precludendo ogni forma di crescita, di cambiamento, di miglioramento.   Se da un lato può essere frutto di un’inadeguata formazione o di percorsi interrotti già in età giovanile, si possono riconoscere le cause anche in un progressivo impoverimento linguistico, culturale, sociale.  Diminuiscono gli spazi di socialità (al di fuori di quello virtuale), si parla sempre meno, si legge sempre meno, si scrive sempre meno, la comunicazione tende a semplificarsi fino a diventare riduttiva.  Siamo di fronte ad una diseducazione all’articolazione di un argomento, ad un confronto tra opinioni senza precipitare nella violenza verbale… Tutto questo va ad incidere sulla socialità, sull’esperienza lavorativa, sull’impegno attivo e responsabile, sul ruolo educativo. Come abbiamo visto, nell’articolo precedente, alcune sfaccettature particolari con cui si declina la povertà educativa nel mondo giovanile, le possiamo riconoscere anche nel mondo degli adulti. Il mancato sviluppo di capacità non cognitive: le motivazioni, l’autostima, la cooperazione, l’empatia, le aspirazioni… tutti elementi che sarebbero fondamentali per una crescita personale e per il contributo di ciascuno al bene comune.   Il pericolo della mancata consapevolezza Ancor più preoccupante  è il fatto che troppo spesso manca la consapevolezza di essere “analfabeti” e si vive con la convinzione “di sapere”. Questo pericolo appare quanto mai evidente da uno sguardo al mondo dei social dove troppo spesso ci si ferma al titolo, senza comprendere tra l’altro se è ironico, o soltanto provocatore, e non si approfondisce il contenuto del messaggio. Ormai dilaga il prendere posizione, l’esprimere un parere, un commento anche senza averne le competenze, o quanto meno un’adeguata conoscenza. E qui vale la pena ricordare il famoso detto attribuito a Socrate: “so di non sapere”. Saggio non è chi possiede tutte le risposte, ma chi riconosce la propria ignoranza, i propri limiti ed è aperto alla ricerca della verità. Il dubbio, il non sapere diventa allora motore per continuare ad imparare senza accontentarsi.   La necessità della formazione permanente e integrale in un mondo che cambia C’è un crescente bisogno di curare lo sviluppo integrale della persona che abbracci le diverse dimensioni: cognitiva, emotiva, affettiva, culturale, relazionale, sociale… soprattutto in un tempo di rapide trasformazioni che mette più in difficoltà il mondo degli adulti. Offrire loro questa possibilità contribuirebbe sia alla formazione permanente, sia permettere loro di essere nuovamente un punto di riferimento significativo per le nuove generazioni, contribuendo così anche a spezzare il circolo vizioso della povertà educativa dei più giovani. Questo richiede un impegno condiviso tra le varie realtà educative. Con La scelta di dare priorità alla formazione permanente delle varie fasce di età per favorire la crescita integrale di ciascuno è il contributo che possiamo offrire perché ogni persona possa affrontare con serenità e competenza la vita di tutti i giorni.  

La povertà educativa, una realtà rilevante e multidimensionale

Ultimamente si inizia a dare particolare attenzione alla povertà educativa, un aspetto che finora non aveva trovato molto spazio nella riflessione e di conseguenza anche nell’azione, ma che si sta delineando via via sempre più rilevante per una adeguata lettura della realtà. Sensibilità crescente che emerge anche dalla costituzione nel 2023, da parte dell’Istat, di una specifica Commissione scientifica interistituzionale per permettere un’analisi approfondita.   Uno sguardo più ampio Negli anni è andato crescendo un approccio che partisse non solo dalla prospettiva della frequenza scolastica o del suo legame, pur stretto, con la povertà economica, ma che prendesse in considerazione una dimensione più ampia e globale. Ecco allora che la povertà educativa negli studi più recenti, sta prendendo il volto di una realtà sempre più complessa e articolata, tanto da giungere a definirla multidimensionale. Comprende, infatti, la frequenza scolastica e il livello di istruzione, ma si allarga a centri concentrici alle competenze di base che richiedono un continuo allenamento nella vita quotidiana, nel mondo del lavoro, del tempo libero, anche dopo l’uscita dagli istituti scolastici per giungere ad abbracciare l’ambito culturale, la formazione permanente e le sfere più personali di benessere emotivo, relazionale, sociale. Prova ne è che la più recente indagine Istat ha preso in considerazione numerosi fattori, esattamente sono stati analizzati 78 indicatori di cui 60 relativi alle risorse dei contesti familiare, scolastico, territoriale-sociale-culturale e 18 agli esiti in termini di competenze cognitive e competenze personali e sociali.   Una rinnovata definizione di povertà educativa Ne emerge una rinnovata definizione di povertà educativa, intesa cioè come l’impossibilità per bambini e adolescenti di apprendere, sviluppare talenti e acquisire competenze. Non si tratta solo di mancanza di nozioni scolastiche o di reddito, ma di una deprivazione più ampia che include l’esclusione da esperienze culturali, sportive, relazionali, sociali fondamentali. La povertà educativa allora si può declinare, ad esempio, come: privazione di opportunità: mancato accesso a libri, sport, viaggi, teatro, internet, spazi di aggregazione sani; dispersione scolastica: intesa non solo come difficoltà nel completare il percorso di studi, non solo come abbandono scolastico, ma anche come dispersione implicita, di chi pur concludendo regolarmente la frequenza scolastica di fatto ne esce senza aver acquisito le adeguate competenze di base che permettono un inserimento nel mondo del lavoro e sociale e uno sviluppo futuro; divari digitali: anche in questo caso non limitato alla semplice mancanza di dispositivi tecnologici, ma anche delle capacità critiche necessarie per una navigazione e di un utilizzo costruttivo del mondo digitale; futuro precluso: accade quando il diritto di coltivare le proprie aspirazioni e talenti viene privato o compromesso… Solo alcuni esempi che aiutano a comprenderne l’ampiezza della questione e che stimolano una risposta attenta e globale.   Una sfida multidimensionale Pur restando intrinsecamente forte il legame tra povertà materiale e povertà educativa, tanto da creare spesso un circolo vizioso non facile da interrompere, l’approfondimento dei nuovi volti della povertà educativa ha portato a riconoscerli anche in contesti non segnati da una mancanza di condizioni economiche adeguate, allargando così la platea di soggetti su cui è necessario porre attenzione e a cui indirizzare l’azione. Dai risultati dell’indagine Istat 2024 sono emersi fattori che finora erano rimasti sommersi, o per lo meno non messi in stretta correlazione con la povertà educativa, e che perciò non davano origine ad azioni concrete di contrasto. Alcuni dati, che troverai anche nei nostri social, ci aiutano a comprendere: Opportunità negate: ossia la mancanza di infrastrutture nel territorio.  In Italia Il 50,8% dei minori vive in zone senza spazi verdi o parchi. Il 28,1% in zone con difficoltà di collegamento con mezzi pubblici. Per non parlare di penuria di spazi di accoglienza, di infrastrutture sportive, culturali, ecc. Questo non è da considerare come mero dato urbanistico, ma è da trattare come un dato con rilevanza pedagogica e culturale. Giovani senza amici: nonostante vivano in un’era di iperconnessione. In Italia il 13,7% dei giovani tra gli 11 e i 19 anni dichiara di non avere amici con cui confidarsi. In un recente articolo abbiamo già visto altri dati riguardo la solitudine giovanile, e il loro sotteso bisogno di dialogo che spinge a confidarsi con dei chatbot piuttosto che con amici o figure adulti significative. Dati, questi, che fanno intravedere una fragilità relazionale delle giovani generazioni che non può essere trascurata, anche perché legata ad un altro fattore descritto di seguito. Sfiducia sistemica che porta all’isolamento. Un dato molto preoccupante emerso dall’indagine: il 78,1% dei giovani, in Italia, in un’età compresa tra i 14 e i 19 anni percepisce l’altro come una minaccia, anziché come una risorsa. Proprio in quella fase di crescita in cui l’apertura agli altri costituisce una caratteristica e un pilastro fondamentale si manifesta questa profonda sfiducia che erode la capacità di fare rete, di costruire comunità, e limita l’uscita dalla povertà educativa stessa. Conformismo imperante: la barriera invisibile creata dalla paura di dissentire. Non è irrilevante che in Italia il 14,1% dei giovani tema di esprimere idee diverse rispetto al gruppo, per paura di essere esclusi o di diventare vittime di gogna digitale (shaming). Il tacere per paura, il “conformarsi” al pensiero dei più… indebolisce il pensiero critico e priva della capacità di gestire in modo costruttivo le divergenze e i conflitti tra pari e con gli altri in generale. Identità e fallimento: un binomio pericoloso. Il 15,5% dei ragazzi teme che sbagliare significhi “non avere talento”, “non essere capaci”, “non essere all’altezza delle aspettative”… Inoltre, il 13% dei giovani vive un forte senso di insoddisfazione, di fallimento. La causa è da cercare in un clima generale che domina la nostra società performante, arrivista, dove si è passati dalla visione dell’errore come tappa di un percorso di crescita, di miglioramento, di apprendimento alla pericolosa visione dell’errore, della debolezza, del fallimento come “identità”.   Il nostro impegno per contrastare la povertà educativa Questi dati ci confermano nell’impegno di promuovere uno sviluppo integrale attraverso le diverse attività di formazione extrascolastica che proponiamo ad adolescenti e giovani, in sinergia con l’ente fondatore CMT-Comunità Missionaria della Trinità e…

Il tuo 5 x mille per noi è una forza in più

Il 5 per mille è un’opportunità unica, prevista dalla legislazione italiana, che permette ai cittadini di destinare parte dell’IRPEF dovuta allo Stato, ad un Ente del Terzo Settore di preferenza, a sostegno delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Nel 2023, subito dopo l’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, ci siamo cimentati nella nostra prima campagna del 5×1000 facendo affidamento per lo più ai contatti con la cerchia di amici e familiari. Siamo stati contenti che tra le migliaia di enti iscritti siamo riusciti a raccogliere 108 preferenze per un totale di € 2.635,44. Nel 2024, grazie all’impegno del passaparola, e una spinta nei social della CMT (ente fondatore) c’è stato un crescendo: 177 preferenze per un totale di € 4.676,70. Il risultato del 2025 verrà pubblicato dall’Agenzia delle Entrate solo nei prossimi mesi. Tra marzo e aprile ogni Campagna del 5 per mille inizia un po’ “alla cieca”  in quanto non si sa  esattamente come è andata quella dello scorso anno. Quanto finora raggiunto ci fa comunque sperare e ci incoraggia ad andare avanti investendo tempo, creatività, persone… Quest’anno per la prima volta utilizzeremo anche il canale dei social della fondazione che abbiamo “inaugurato da poco”. Un altro tassello che abbiamo desiderato mettere in campo per divulgare le nostre finalità e iniziative a servizio della persona e del mondo. Insieme potremo contribuire alla formazione extrascolastica in Italia e in Brasile per superare la povertà educativa e le problematiche relazionali in particolare di adolescenti e giovani: solitudine, bullismo e ogni altra forma di violenza e discriminazione. Insieme potremo sostenere l’inclusione di quanti vivono ai margini nei diversi contesti sociali in cui attuiamo in collaborazione alla CMT – Comunità Missionaria della Trinità, in Italia e in Brasile.  Insieme costruiamo un futuro più responsabile per tutti.   Il 5 per mille cresce grazie a te! Siamo consapevoli di essere una piccola goccia nel grande mare della solidarietà, del volontariato, del sostegno al bene comune che caratterizza e distingue il tessuto sociale italiano, ma anche noi nel nostro piccolo desideriamo offrire il nostro contributo per la promozione dell’inclusione sociale, della formazione globale e della salvaguardia dei diritti umani. Sappiamo anche però di non essere soli! In questi anni la sensibilità dei contribuenti verso l’opzione libera e gratuita del 5 per mille è lievitata esponenzialmente, per questo contiamo sulla tua collaborazione. Nella prossima dichiarazione dei redditi puoi destinarlo a SOLCARE CMT – ETS inserendo nel riquadro dedicato agli Enti del Terzo Settore il codice fiscale 90146570560 e mettendo la tua firma. E non dimenticarti di passare parola a parenti e amici. Il 5 per mille cresce grazie a te!   Se vuoi conoscere qualche dettaglio in più su come destinare il 5 per mille e scaricare il materiale divulgativo visita la nostra pagina dedicata. Seguici nei social per non perdere gli aggiornamenti.