25 Agosto 2026

La povertà educativa non tocca solo le giovani generazioni

A inizio mese abbiamo raccontato come la povertà educativa stia diventando un tema sempre più rilevante che tocca la vita delle giovani generazioni su più livelli e dimensioni, superando così la visione limitata al fattore economico e di frequenza scolastica.

Oggi vorremmo fermare l’attenzione su un altro volto della povertà educativa e comprendere come questo fenomeno non riguardi solo bambini, adolescenti e giovani, ma anche il mondo degli adulti.

In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una progressiva perdita dei pilastri educativi di riferimento, il mondo degli adulti, sempre di più,  fatica a porgersi in modo significativo per le nuove generazioni. In parte questo può essere causato dalle rapide trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche, da una distanza generazionale percepita in modo sempre più accentuato, ma non solo.

 

L’alfabetizzazione non basta

Se è vero che nel mondo ormai il tasso globale di alfabetizzazione raggiunge l’86,3% (fonte UNESCO) e in Italia l’analfabetismo sia un fenomeno marginale che riguarda meno del 1% della popolazione, secondo i recenti dati OCSE siamo dinnanzi ad una nuova criticità che colpisce in modo trasversale tutti i Paesi, non solo quelli più poveri, ma anche quelli industrializzati.

Così, come avvenuto per il mondo giovanile, ci si è forse preoccupati che tutti avessero accesso alla scuola, ma senza considerare fino in fondo la qualità, la globalità della formazione, le competenze per la vita.

Paradossalmente un “analfabeta” di ieri aveva più competenze per affrontare il quotidiano di un “alfabetizzato” di oggi, era un punto di riferimento di saggezza, di conoscenze, ecc.

Ci si è preoccupati dei numeri e sempre meno delle persone, del loro futuro, della loro vita reale, della loro formazione permanente, soprattutto in relazione ai cambiamenti sempre più rapidi e radicali.

 

La nuova criticità: l’analfabetismo funzionale

Oggi in Italia, circa il 35% della popolazione adulta (tra i 24 e i 65 anni) è considerata in una condizione di analfabetismo funzionale, superando la media dei Paesi OCSE che si attesta intorno al 26-27%. 

Questo significa che oltre un terzo degli italiani sa leggere e scrivere  e far di conto in teoria, ma non sa usare queste capacità nella vita di tutti i giorni.

Possiamo evidenziare sinteticamente, e senza la pretesa di essere esaurienti, alcune caratteristiche dell’analfabetismo funzionale:

  • Lettura: difficoltà a comprendere testi complessi o a rilevare l’ironia di un testo.
  • Pensiero critico: si fatica a riconoscere se una notizia è falsa o vera, se è manipolata, strumentalizzata o meno.
  • Problemi pratici: difficoltà ad utilizzare quanto appreso per risolvere i problemi reali di tutti i giorni, dalla comprensione di un contratto di lavoro, a quella di una bolletta o del foglietto di un medicinale, oppure a verificare se uno sconto in negozio è reale o solo apparente, ecc.
  • Tecnologia: difficoltà nell’utilizzo degli strumenti informatici.
  • Comprensione della realtà: conoscenza superficiale degli eventi storici, politici, scientifici, sociali ed economici unita ad una crescente mancanza di memoria storica.
  • Fissismo: attaccamento eccessivo alle proprie abitudini, alle proprie convinzioni e idee, precludendo ogni forma di crescita, di cambiamento, di miglioramento.

 

Se da un lato può essere frutto di un’inadeguata formazione o di percorsi interrotti già in età giovanile, si possono riconoscere le cause anche in un progressivo impoverimento linguistico, culturale, sociale. 

Diminuiscono gli spazi di socialità (al di fuori di quello virtuale), si parla sempre meno, si legge sempre meno, si scrive sempre meno, la comunicazione tende a semplificarsi fino a diventare riduttiva. 

Siamo di fronte ad una diseducazione all’articolazione di un argomento, ad un confronto tra opinioni senza precipitare nella violenza verbale…

Tutto questo va ad incidere sulla socialità, sull’esperienza lavorativa, sull’impegno attivo e responsabile, sul ruolo educativo.

Come abbiamo visto, nell’articolo precedente, alcune sfaccettature particolari con cui si declina la povertà educativa nel mondo giovanile, le possiamo riconoscere anche nel mondo degli adulti. Il mancato sviluppo di capacità non cognitive: le motivazioni, l’autostima, la cooperazione, l’empatia, le aspirazioni… tutti elementi che sarebbero fondamentali per una crescita personale e per il contributo di ciascuno al bene comune.

 

Il pericolo della mancata consapevolezza

Ancor più preoccupante  è il fatto che troppo spesso manca la consapevolezza di essere “analfabeti” e si vive con la convinzione “di sapere”. Questo pericolo appare quanto mai evidente da uno sguardo al mondo dei social dove troppo spesso ci si ferma al titolo, senza comprendere tra l’altro se è ironico, o soltanto provocatore, e non si approfondisce il contenuto del messaggio. Ormai dilaga il prendere posizione, l’esprimere un parere, un commento anche senza averne le competenze, o quanto meno un’adeguata conoscenza.

E qui vale la pena ricordare il famoso detto attribuito a Socrate: “so di non sapere”. Saggio non è chi possiede tutte le risposte, ma chi riconosce la propria ignoranza, i propri limiti ed è aperto alla ricerca della verità. Il dubbio, il non sapere diventa allora motore per continuare ad imparare senza accontentarsi.

 

La necessità della formazione permanente e integrale in un mondo che cambia

C’è un crescente bisogno di curare lo sviluppo integrale della persona che abbracci le diverse dimensioni: cognitiva, emotiva, affettiva, culturale, relazionale, sociale… soprattutto in un tempo di rapide trasformazioni che mette più in difficoltà il mondo degli adulti.

Offrire loro questa possibilità contribuirebbe sia alla formazione permanente, sia permettere loro di essere nuovamente un punto di riferimento significativo per le nuove generazioni, contribuendo così anche a spezzare il circolo vizioso della povertà educativa dei più giovani.

Questo richiede un impegno condiviso tra le varie realtà educative.

Con La scelta di dare priorità alla formazione permanente delle varie fasce di età per favorire la crescita integrale di ciascuno è il contributo che possiamo offrire perché ogni persona possa affrontare con serenità e competenza la vita di tutti i giorni.

 

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