6 Ottobre 2026

Oltre i numeri: la povertà si sconfigge restituendo dignità e relazioni. La nostra riflessione per il 17 ottobre 2026

Il 17 ottobre 2026 celebriamo la Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. 

La sua origine risale al 17 ottobre 1987, quando oltre centomila persone si radunarono al Trocadéro a Parigi per proclamare la povertà come una violazione dei diritti umani. Un’iniziativa dal basso che ha trovato accoglienza qualche anno più tardi, nel 1992, quando l’Assemblea Generale ha istituito ufficialmente la Giornata.

 

Quest’anno, le Nazioni Unite ci mettono di fronte a un tema caro a tutti coloro che sono chiamati ad essere custodi dei diritti umani: “Porre fine al maltrattamento sociale e istituzionale: agire insieme per società giuste, pacifiche e inclusive”.

Questo invito risuona forte anche per noi come fondazione SOLCARE CMT – ETS. Ci ricorda che la povertà non è semplicemente una mancanza di risorse materiali o un bilancio economico in negativo. La povertà è, prima di tutto, un’esperienza profonda di isolamento, di invisibilità sociale e di privazione della dignità, che richiede azioni concrete che contribuiscono a rimettere al centro la “persona”.

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Il “maltrattamento” invisibile: lo stigma e la solitudine

La povertà viene spesso misurata solo attraverso i numeri, i bilanci e le statistiche economiche. Il tema del 2026 accende i riflettori sul maltrattamento sociale e ci costringe a guardare oltre la superficie per riconoscere che la povertà è prima di tutto un’esperienza di isolamento e privazione del valore della persona, che si sconfigge restituendo dignità e relazioni.

Il maltrattamento sociale si consuma ogni giorno nei giudizi impliciti, nei pregiudizi che colpevolizzano chi si trova in condizioni di vulnerabilità e nello stigma che trasforma una condizione di difficoltà in una colpa individuale. 

E quando questo avviene a livello di istituzioni che anziché farsi carico attuano una burocrazia respingente nei confronti delle persone vulnerabili — quello che l’ONU definisce “maltrattamento istituzionale” — la ferita si fa ancora più profonda.

 

“I poveri non ci sono per caso o per un cieco e amaro destino. Tanto meno la povertà, per la maggior parte di costoro, è una scelta. Eppure, c’è ancora qualcuno che osa affermarlo, mostrando cecità e crudeltà.” Dilexi Te, 14

“La mancanza di equità «è la radice dei mali sociali». Infatti, «molte volte si constata che, di fatto, i diritti umani non sono uguali per tutti».” Dilexi te, 94

 

Chi vive in situazioni di vulnerabilità socio-economica si scontra spesso con procedure complesse e umilianti, con disuguaglianze nell’accesso ai servizi di base, con sistemi culturali discriminanti in base alla provenienza etnica, sociale, economica, ecc.. Per molti, tutto questo diventa una barriera insormontabile.

 

Un’istantanea sul “maltrattamento sociale” a livello mondiale
  • Oltre 1,1 miliardo di persone nel mondo vivono in condizioni di povertà multidimensionale e subiscono gravi forme di discriminazione.
    Le donne, che rappresentano circa il 60% delle persone in povertà estrema, subiscono discriminazioni sul lavoro e carichi familiari non retribuiti tre volte superiori a quelli degli uomini.

 

  • Più dell’80% delle popolazioni indigene vive in Paesi a basso o medio reddito e l’86% lavora nell’economia informale senza tutele.

 

  • In America Latina, la discriminazione dei poveri è un fenomeno strutturale radicato in secoli di storia coloniale: le popolazioni indigene e afrodiscendenti (il 30% della popolazione totale) costituiscono il 50% delle persone che vivono in povertà estrema.

 

  • Sono circa 10 milioni gli apolidi, cioè le persone senza cittadinanza. Per oltre il 75% appartengono a minoranze discriminate a cui vengono negati scuola, cure mediche, lavoro, diritti fondamentali.

 

  • In Italia, con ben 5,7 milioni di persone in povertà assoluta (l’8,4% delle famiglie), i sistemi di welfare rischiano spesso di trasformarsi in barriere umilianti anziché in ponti di inclusione, generando conseguenze negative anche dal punto di vista delle relazioni e della salute. Con l’aumento della povertà sono cresciuti anche i bisogni sanitari e psicologici, marcando un +69%.

 

  • In Paesi come il Senegal, il Mali, la Mauritania, le famiglie appartenenti storicamente alle caste di fabbri e conciatori subiscono forti pregiudizi sociali.

 

  • La sovrapposizione tra razza, etnia e indigenza cronica, colpisce diversi gruppi asiatici in India, in Tibet, nel Laos… privandoli sistematicamente di ogni investimento infrastrutturale.

 

  • In Vietnam le minoranze etniche rappresentano quasi il 50% delle persone che vivono in povertà multidimensionale acuta.

 

Un’istantanea certo non esaustiva, ma che ci aiuta quantomeno ad intuire i molteplici volti del “maltrattamento sociale”, fulcro del tema di questa giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Un’istantanea mondiale di cui possiamo riconoscere i tratti nei volti, nelle storie, nelle vite di tanti uomini, donne, giovani, bambini che ci vivono accanto o di cui veniamo a conoscere la realtà attraverso i vari mezzi di comunicazione.
Una realtà che in qualche modo ci tocca, ci interpella, ci coinvolge perché la povertà si sconfigge rimettendo al centro la dignità e le relazioni, a partire da noi e via via sino alle istituzioni.

 

Ti invitiamo a ritornare a leggerci per continuare l’approfondimento. Il giorno 20 uscirà la seconda parte, dove metteremo in evidenza il nostro impegno e alcune indicazioni pratiche per “Porre fine al maltrattamento sociale e istituzionale: agire insieme per società giuste, pacifiche e inclusive”.

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