In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, che si celebra il 17 ottobre, abbiamo dedicato due riflessioni al tema dell’anno: “Porre fine al maltrattamento sociale e istituzionale: agire insieme per società giuste, pacifiche e inclusive” (Per chi desiderasse leggerle sono disponibili nel nostro blog).
Questa celebrazione è preceduta dalla Giornata Mondiale dell’alimentazione: due giornate, un impegno comune di porre fine alla povertà.
Il tema indicato dalla FAO per la giornata del 16 ottobre 2026: “Innovare oggi per nutrire domani”. è certamente di grande attualità, ma ci pone davanti ad un interrogativo fondamentale.
Cosa dobbiamo veramente innovare?
Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto il Messaggio di Papa Leone XIV indirizzato al Direttore Generale della FAO, di cui riportiamo alcuni passaggi che ci paiono di estrema rilevanza.
Fin dalle prime righe il messaggio richiama la centralità dell’azione umana nei confronti del creato, non tanto come azione tecnica, ma primariamente quale risposta al progetto divino della creazione: custodire e coltivare la terra perché possa produrre frutti per tutti (cfr. Genesi 2,15).
E prosegue constatando con lucidità il paradosso odierno:
“Un comando che precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre più sostenuto, mentre la fame e la povertà continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica”.
Papa Leone richiama poi l’attenzione su quale tipo di innovazione sia necessario promuovere per “nutrire” realmente il futuro dell’umanità.
“Oggi si parla di innovazione con gran disinvoltura”. E ricorda come questo termine venga utilizzato spesso solo per indicare lo sviluppo tecnologico di dispositivi, algoritmi, o riferito “all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico”. Ciò mette in secondo piano, o addirittura sostituisce, l’ordine del creato che pone la persona umana come collaboratrice di Dio nell’opera della creazione. Per questo “è necessario cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso”.
Cambiamento ancor più urgente se si considera che sempre più la tecnologia moderna viene invece impiegata sotto la spinta di meri motivi economici, diventando “una forma sofisticata di distruzione”. Basti pensare alle coltivazioni intensive e a tutte quelle pseudo innovazioni, che finiscono col privare il suolo della sua fertilità naturale e che addirittura allontanano gli agricoltori dalle loro terre.
Il Papa prosegue con chiarezza e determinazione:
“L’uso irresponsabile della tecnologia per interessi esclusivamente egoistici, anziché per il bene comune, non solo viola il principio di solidarietà, ma ignora anche il dovere dell’umanità di salvaguardare il creato.
Il tipo di innovazione di cui il mondo ha bisogno, quindi non si misura solo in base alla quantità di grano prodotto, ma anche alla tutela della dignità umana che Dio ha donato a ciascuno di noi e all’integrità dell’ecosistema che siamo chiamati a preservare.”
Le responsabilità nel perpetuarsi della carenza alimentare
Al numero 3 del messaggio Papa Leone mette a fuoco alcune problematiche molto attuali, evidenziando le vere cause e responsabilità nel perpetuarsi del dramma della carenza alimentare che colpisce parte dell’umanità ancora oggi.
“La fame non può essere considerata un’anomalia statistica, poiché è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva.
Né le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili.
Infatti, in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, è intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa.”
Il messaggio è chiaro: l’accesso ad un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente, è un diritto fondamentale di tutti e allo stesso tempo un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunità internazionale.
Ma questo purtroppo non accade, anzi, “mentre le innovazioni accelerano la produzione, la distribuzione viene trascurata. I mercati di cereali vengono capitalizzati in borsa, mentre i semi che germogliano nel terreno finiscono in mano di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala”.
Indicazioni per una vera innovazione
- Liberare la produzione di cibo da una mentalità puramente speculativa.
- Il pane non può essere uno strumento di pressione geopolitica, tantomeno un bene finanziario volatile.
- Il pane non deve mai essere usato come arma di guerra.
“Impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana”.
- Superare il mito secondo cui la crescita possa essere infinita nonostante le risorse limitate, perché ormai si è giunti al punto di rottura.
- Adottare un senso di responsabilità intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali.
- Conciliare la tecnologia con la saggezza, anche ancestrale, capace di tutelare la terra e i suoi frutti, come beni comuni inalienabili.
- Non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata.
- Uscire dalla logica del dominio – anche tecnologico – che esclude i deboli, genera aridità e conflitti.
- Mettere al centro il rispetto per l’ordine naturale e la giustizia con un’attenzione particolare verso chi ha fame.
E conclude l’appello alle organizzazioni competenti:
“È giunto il momento di dare prova di audacia morale.
È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale.
Inoltre esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati.
Il domani non è un arco di tempo astratto che si attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni.”
Ci troviamo in sintonia con questa lettura della realtà che pone al centro la dignità della persona umana e la destinazione universale dei beni, dei frutti della terra; rinnoviamo il nostro impegno nel seminare secondo giustizia, con azioni concrete di promozione umana e di formazione per una cittadinanza attiva e responsabile.




“È giunto il momento di dare prova di audacia morale. 









